Il personaggio del mese: Gigi Frasca'

Questa nuova rubrica, dedicata a personaggi che hanno portato in alto i colori della Bovalinese, non poteva iniziare se non con Gigi Frasca, che ha coperto quasi venti anni di calcio a Bovalino ed ha continuato a dare il proprio contributo anche come tecnico della prima squadra e delle giovanili.
Gigi Frasca è nato nel 1936 a Bovalino, dove è sempre rimasto a vivere, nello storico Rione Borgo.
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Una vita nella Bovalinese, calciatore prima, allenatore dopo e sostenitore adesso.
«Giocavo per la squadra del mio paese, pensate un po’ che orgoglio».

Nato nel 1936, Gigi Frascà è stato uno dei più grandi uomini della Bovalinese.
E’ con lui che inauguriamo questa sezione delle “glorie amaranto”.

Ala sinistra, ha iniziato a giocare a calcio, come ogni bambino, in strada.
«Giocavamo sopra la piazza – dice con un pizzico di commozione- con il pallone fatto di pezza».

Due abbondanti ore di chiacchiere, in una calda giornata di agosto, per ripercorrere la storia ricca di vittorie di Gigi Frascà e della Bovalinese. 

Dopo la ripresa effettiva nel 1955, del calcio a Bovalino, l’allora presidente decise di portare in amaranto quel ragazzo bovalinese che era andato a far grandi cose in altre squadre.
«Ricordo – dice Frasca - che la Bovalinese pagò al Roccella 5 mila lire per riscattare il mio cartellino. Venni a vestire la maglia del mio paese nella stagione 1957-58. Fu incredibile quella stagione, abbiamo perso la prima partita a Siderno ma dopo quella sconfitta non abbiamo più perso una partita. Vincemmo cosi il campionato di prima categoria e passammo in Promozione (in realtà, all’epoca denominato Campionato Dilettanti Calabria I^ categoria, che dava accesso all’allora IV^ serie semiprofessionistica, ndr)».

Quanti ricordi si susseguono! Gigi iniziò a giocare come ogni altro bambino sulla piazza del paese con un pallone che era fatto di pezza, per lui però il tesseramento con una vera squadra arrivò presto: a soli 15 anni, infatti, fu tesserato dal Roccella.
«Solo in quattro quadre sono andato a giocare: Roccella, Brancaleone, Bovalinese e Siderno», dice.

Nella stagione 58-59 Frascà, con 26 presenze ed 11 gol, fu uno degli artefici della strepitosa vittoria del Campionato di 1° categoria, con promozione in Serie D (cui la Bovalinese tuttavia rinunciò).
 
«In quella stagione venne ad allenare Michele Voros. Un uomo eccezionale. Un allenatore eccezionale. Più che allenatore era un grande uomo, che ci ha insegnato tanto, un sacco di cose. Lui era un nazionale ungherese e giocò in serie A con il Bari e poi rimase in Italia. A Bovalino - spiega l’ex ala sinistra della Bovalinese - arrivò tramite il fu Cartisano, il quale si trovava a Castrovillari, e incontrandolo gli disse: ‘Mister, vuole andare a Bovalino, il mio paese?’. Dopo di che si sono messi d’accordo, e Voros venne a Bovalino. Con il suo arrivo tutto è cambiato, perché lui aveva il senso di ciò che era il calcio e l’educazione nel calcio. Ci teneva molto all’educazione. E io posso dire di aver avuto con lui un maestro di calcio, perché poi crescendo e diventando allenatore ho insegnato ai ragazzi ciò che il mio maestro aveva insegnato a me».

Un campionato, quello del 1958-59, superlativo: «Abbiamo vinto il campionato – ricorda ancora Frascà - non perdendo nessuna partita. Nessuna! Perché eravamo una squadra fortissima. Ricordo che abbiamo giocato un amichevole con il Messina che allora era in serie A ed il Messina è riuscito a pareggiare all’ultimo minuto. Poi abbiamo giocato con la Reggina che si trovava in serie B».

Non solo: Gigi partecipa con la squadra a Formia alle fasi finali del Campionato Interregionale Dilettanti (alla fine conterà 5 presenze e 2 reti) e, dopo aver travolto la Frattese ed il Monticchio, in semifinale viene eliminato dal Cascina solo per il maggior numero di calci d'angolo battuti da quest'ultima squadra, con una rete annullata al bomber amaranto Arfuso a pochi minuti dal termine.

Pochi forse lo sanno ma, il nostro Gigi Frascà ha vestito anche la casacca amaranto della Reggina: «Sono stato – dice – solo per quattro mesi, perché ad un certo momento della carriera ho tentato la carta delle Olimpiadi, visto che nel 1960 a Roma si svolgevano i Giochi Olimpici. Purtroppo però alla fine hanno tesserato i vari professionisti come Trapattoni, Rivera, ecc. ed a me e ad un altro ragazzo ci hanno mandato a casa».

"Gigi ha però avuto la grande soddisfazione e l'onore di portare la fiaccola olimpica durante il passaggio a Bovalino nel 1960".

Ma probabilmente ancora meno persone sapranno che il nostro protagonista Frascà, quando lasciò la Bovalinese per accasarsi al Siderno, è stato iscritto all’albo di Coverciano nel 1962 come migliore ala sinistra d’Italia. «Purtroppo però – dice, lanciando un appello – non sono riuscito ad avere questo albo, perché l’ho saputo dopo anni. Sarebbe bello se riuscissi a vedere questo albo». Ci uniamo al suo appello: se c’è qualcuno che sa qualcosa in più, ci può contattare.

Nel 1960-61, Gigi con la Bovalinese tocca probabilmente il massimo delle proprie soddisfazioni personali: è convocato nella Rappresentativa della Calabria per il Trofeo delle Regioni, e non soltanto: il 21 maggio 1961, nella sua Bovalino, davanti a 2.000 spettatori gioca contro la Lombardia dell'allora sconosciuto Gigi Riva. Ed è proprio questa la partita che l’allora ala sinistra ricorda oggi con più emozione: «A Bovalino c’è stata una festa eccezionale! Io ho segnato anche un gol. Ho la fotografia. E’ stata quella la partita che più mi è rimasta nel cuore, perché ero capitano e giocavo nel mio paese». Quel giorno, la gara finì 2-1 per la Rappresentativa della Calabria, con il gol del vantaggio siglato proprio da Frascà. Fu invece Riva che accorciò le distanze per i lombardi.

Nella Rappresentativa calabrese, Frascà fu il capitano: «In questo – dice – mi ha aiutato molto la cultura, perché quando i dirigenti dovevano presentare e parlare, si rivolgevano a me. Ho partecipato a tutte le rappresentative a Roma. Per chi vinceva, il soggiorno si prolungava di una settimana e tante volte si restava un mese un mese e mezzo fuori casa. Ricordo che portavo con me i libri e studiavo per non restare indietro».

Dalla Bovalinese, Frascà va a Siderno: «Ho passato – ricorda – cinque anni meravigliosi. Millitavamo in quarta serie. A Siderno mi hanno dato tutto e anche io ho dato  tanto.  Porto con me sempre nel cuore sia il presidente Romeo e sia tutti i sidernesi».

Prima di appendere le scarpette al chiodo, Frascà torna a vestire la casacca del proprio paese. Si era nel Campionato di Promozione 1973-74, quando Gigi è il capitano della squadra che sfiora l'impresa della vittoria in Coppa Italia Dilettanti, persa immeritatamente 1-0 nella storica finale di Montecatini ad opera della veneta Miranese.

Da calciatore ad allenatore, per Gigi Frascà il passo è stato breve. «Ho allenato in Promozione nel 1978-79 e 1979-80 insieme a Nicola Sergi. Poi ho avuto l’under 18 della Bovalinese che era lo spavento della prima squadra. Difficilmente ci vincevano, ed infatti abbiamo vinto il torneo locale, quello provinciale ed, infine, quello regionale. Era una squadra fortissima, ricordo che c’erano mio figlio Francesco, Romeo che oggi è un console, Barbaro era il nostro portiere, Fondacaro ed ancora c’era Saffioti come terzino».


Una gioia quando nel 1990 la Dirigenza amaranto lo chiamò ancora sulla panchina della Bovalinese. «Il presidente mi ha telefonato e mi ha chiesto se potevo allenare la squadra. Dovevamo giocare una partita nel cosentino (in realtà in Basilicata, a Policoro, all’esordio assoluto della Bovalinese in IV^ Serie, nell’allora Campionato Interregionale, ndr) ed abbiamo vinto. Quell’anno ci siamo salvati. Avevo – sottolinea – il rispetto dei calciatori, perché sapevano che li volevo bene. Se uno non ha affetto per il ragazzo è inutile che faccia l’allenatore».

Ricordare momenti belli fa sorridere non soltanto le labbra ma anche gli occhi ed il cuore, e nella lunga chiacchierata con Frascà non sono mancati gli attimi di commozione: «Ho portato i miei figli nel mondo del calcio –dice – nelle categorie superiori. Il più piccolo, Francesco, era bravo ma non aveva tanta volontà, mentre Silvio era elegantissimo, tecnicamente non aveva uguali ed è molto bravo oggi anche come allenatore. Ricordo – sorride – che una volta mia moglie non mi ha parlato per un mese perché non avevo fatto giocare mio figlio, ma io avevo una cultura del calcio, l’ho fatto per passione».

Ma nella sua lunga e vittoriosa carriera anche di allenatore Frascà non ha conosciuto solo la panchina della Bovalinese: «Ho fatto come allenatore – dice – un’esperienza al Brancaleone. Ho allenato anche il Bianco. Eravamo primi in classifica ma ad un certo momento non hanno più avuto bisogno del mio operato. Ho allenato a San Luca, ed il Careri nel 1994, dove avuto grandi soddisfazioni».

«Io – dice con un filo di commissione e tanto orgoglio – ho avuto tutto dalla vita. Due figli meravigliosi, una moglie eccezionale e tre nipoti che sono la mia vita».

Dal passato al presente.
Un desiderio? «E’ quello –risponde – di vedere i ragazzi che si impegnano, e soprattutto istruttori che si impegnano a portare avanti i ragazzi».

La Bovalinese di oggi?
«Non la vedo da tre anni per problemi di salute. Ma se le cose si metteranno bene con la salute ritorno a vedere la Bovalinese ed il mio sogno sarebbe quello di entrare nello spogliatoio, ma ancora un sogno più bello sarebbe quello di vedere mio figlio Silvio come allenatore della Bovalinese perché è all’altezza. Auguro che Panarello stia nella Bovalinese per cento anni ancora, niente contro di lui assolutamente, ma credo sia normale anche il mio sogno». Sorride.

Che differenza c’è tra il calcio di oggi e quello dei tempi di Gigi Frascà?
«Allora si giocava a calcio, adesso è tutto diverso. Ormai il ragazzo anche se è bravo non si accontenta di poco, non ci sono più tanti ragazzi che giocano a calcio con passione. Il calcio bisogna amarlo».

Che consigli ai calciatori di oggi?
«Di prepararsi bene. Se giocano a calcio per i soldi di non giocare, perché poi resteranno sempre senza soldi, se giocano con passione ed impegno avranno soddisfazione e soldi. Se lo fanno per i soldi, un giorno nessuna squadra li vorrà più e resteranno senza soldi e senza squadra».

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Un grazie per la collaborazione ad Annalisa Costanzo ed Enzo Dicembre  

 


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