Il personaggio del mese: Toto' Logozzo
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Il personaggio del mese: Toto' Logozzo
Toto' Logozzo
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 In una sera di fine settembre 2009 abbiamo appuntamento con il secondo personaggio destinato alla nostra galleria. Dalla vecchia gloria Gigi Frascà all’uomo che per primo ha portato più in alto il nome della Bovalinese, facendola menzionare nei celebri album di figurine e negli almanacchi del calcio.

                                                  *****
  Totò Logozzo, oggi cinquantacinquenne (è nato a Gioiosa Jonica il 26/9/1954), pensionato, ci attende sulla piazza del centro storico di Gioiosa Jonica insieme all’amico avvocato Mommo Greco, col quale fino a poco prima ha fatto una partitina a carte al bar.
      Rivederlo è sempre emozionante, pensando alla carriera da lui percorsa. Logozzo è rimasto quello delle figurine “Panini” collezionate negli anni settanta… Con i suoi baffoni neri e folti, ha sempre l’aspetto fiero di un combattente dell’esercito mongolo di Gengis Khan; sembra ancora il mastino implacabile che incuteva timore ai più forti attaccanti degli anni ’70.
      Seduto ad un tavolino del bar, Totò ripercorre la sua lunga carriera che lo ha visto esordire, giovanissimo, a soli 16 anni, a Gioiosa Jonica, per poi passare due anni a Bovalino, e da qui iniziare l’avventura semiprofessionistica ad Acireale (un anno in C) e professionistica ad Avellino (un anno in B), quindi Ascoli (un anno con l’esordio in serie A il 5 ottobre del 1975 nella partita casalinga vinta 1-0 contro la Fiorentina, e poi pochi mesi di B), Verona (tre anni in A), Sampdoria (tre anni in B), Cagliari (un anno in A), Bologna (3 anni in B ed uno in C1), Catanzaro (un anno in B), Nocerina (un anno in C1) ed, infine, Atletico Catania (l’ultimo anno, in C1).
      Lasciamo che sia lui a ricordare direttamente ogni dettaglio di sé: la carriera, la vita, le emozioni, le sensazioni, le opinioni.
      “Ho giocato a Bovalino due anni: nel 1971-72 e nel 1972-73, quando abbiamo vinto il Campionato di Promozione. Ho giocato tutt’e due anni con Voros allenatore e con Mittica presidente, tutt’e due scomparsi di recente. Voros era un ex nazionale ungherese: era eccezionale, vederlo toccare il pallone era uno spettacolo”.
      “Il primo anno c’era Mario Spezzano in porta, Peppe Pugliese, Eugenio Porcella, Iriti, Spanò, Raffaele Agresta, Peppe Sollazzo, Mimmo Vadalà, Sebastiano Marando, Gigi Frascà. L’anno dopo c’erano pure Autolitano, Fontana, Canturi. Ricordo che il primo anno c’era pure Aristide Bava. Ricordo di avere segnato circa sette gol, giocando da terzino. Facevo il mediano, il terzino: Voros mi impiegava dappertutto!”.
      Totò non fa alcuno sforzo a ricordare anche i minimi particolari, tutti i nomi, gli aneddoti di quasi quaranta anni addietro. Sono tutte memorie straordinarie, ancora vivide:
      “La mia carriera è partita ovviamente da Gioiosa Jonica. Totò Mittiga mi ha visto giocare e ha fatto di tutto per avermi a Bovalino. Mi ricordo che allora, se non vado errato, al Presidente del Gioiosa Mario Ierinò gli hanno dato un milione e mezzo che a quei tempi erano soldi!”.
      “Sono andato a Bovalino e veramente mi sono trovato benissimo, ed ancor oggi sinceramente credo di aver lasciato un buon ricordo, indipendentemente dal fatto che poi sono andato a finire in serie A e ho fatto la carriera che ho fatto. A Bovalino ho lasciato tanti amici che ancor oggi vado a trovare, come Peppe Pugliese o Enzo Federico, che oggi è un dentista e col quale pure giocavamo assieme. Per me è stata davvero una bella esperienza”.

      “Quando ero là andavo a mangiare alla ‘Capannina’ di Panuzzo. Io partivo alle sette da Gioiosa e mi ritiravo alle otto di sera, anche se pioveva o nevicava, a passaggi o col pullmann. Dovevo ancora compiere 17 anni…”.
      Totò ricorda, poi, il momento-chiave della propria carriera calcistica: la sua posizione in campo, il ruolo cui sarebbe stato destinato fino al momento dell’abbandono dei campi di calcio:
      “A Gioiosa giocavo ala destra, ma a Bovalino dopo un paio di mesi Voros mi ha detto: ‘Se tu vuoi giocare a pallone, se vuoi fare qualcosa nel calcio, devi fare il terzino’. Ed io, malvolentieri, ho fatto il terzino! Però ora devo ringraziare Voros perché effettivamente è stato il ruolo che mi ha dato la notorietà a livello calcistico, sicuramente!”.

 Logozzo, oggi cinquantacinquenne (è nato a Gioiosa Jonica il 26/9/1954), pensionato, ci attende sulla piazza del centro storico di Gioiosa Jonica insieme all’amico avvocato Mommo Greco, col quale fino a poco prima ha fatto una partitina a carte al bar.
      Rivederlo è sempre emozionante, pensando alla carriera da lui percorsa. Logozzo è rimasto quello delle figurine “Panini” collezionate negli anni settanta… Con i suoi baffoni neri e folti, ha sempre l’aspetto fiero di un combattente dell’esercito mongolo di Gengis Khan; sembra ancora il mastino implacabile che incuteva timore ai più forti attaccanti degli anni ’70.
      Seduto ad un tavolino del bar, Totò ripercorre la sua lunga carriera che lo ha visto esordire, giovanissimo, a soli 16 anni, a Gioiosa Jonica, per poi passare due anni a Bovalino, e da qui iniziare l’avventura semiprofessionistica ad Acireale (un anno in C) e professionistica ad Avellino (un anno in B), quindi Ascoli (un anno con l’esordio in serie A il 5 ottobre del 1975 nella partita casalinga vinta 1-0 contro la Fiorentina, e poi pochi mesi di B), Verona (tre anni in A), Sampdoria (tre anni in B), Cagliari (un anno in A), Bologna (3 anni in B ed uno in C1), Catanzaro (un anno in B), Nocerina (un anno in C1) ed, infine, Atletico Catania (l’ultimo anno, in C1).
      Lasciamo che sia lui a ricordare direttamente ogni dettaglio di sé: la carriera, la vita, le emozioni, le sensazioni, le opinioni.
      “Ho giocato a Bovalino due anni: nel 1971-72 e nel 1972-73, quando abbiamo vinto il Campionato di Promozione. Ho giocato tutt’e due anni con Voros allenatore e con Mittica presidente, tutt’e due scomparsi di recente. Voros era un ex nazionale ungherese: era eccezionale, vederlo toccare il pallone era uno spettacolo”.
      “Il primo anno c’era Mario Spezzano in porta, Peppe Pugliese, Eugenio Porcella, Iriti, Spanò, Raffaele Agresta, Peppe Sollazzo, Mimmo Vadalà, Sebastiano Marando, Gigi Frascà. L’anno dopo c’erano pure Autolitano, Fontana, Canturi. Ricordo che il primo anno c’era pure Aristide Bava. Ricordo di avere segnato circa sette gol, giocando da terzino. Facevo il mediano, il terzino: Voros mi impiegava dappertutto!”.
      Totò non fa alcuno sforzo a ricordare anche i minimi particolari, tutti i nomi, gli aneddoti di quasi quaranta anni addietro. Sono tutte memorie straordinarie, ancora vivide:
      “La mia carriera è partita ovviamente da Gioiosa Jonica. Totò Mittiga mi ha visto giocare e ha fatto di tutto per avermi a Bovalino. Mi ricordo che allora, se non vado errato, al Presidente del Gioiosa Mario Ierinò gli hanno dato un milione e mezzo che a quei tempi erano soldi!”.
      “Sono andato a Bovalino e veramente mi sono trovato benissimo, ed ancor oggi sinceramente credo di aver lasciato un buon ricordo, indipendentemente dal fatto che poi sono andato a finire in serie A e ho fatto la carriera che ho fatto. A Bovalino ho lasciato tanti amici che ancor oggi vado a trovare, come Peppe Pugliese o Enzo Federico, che oggi è un dentista e col quale pure giocavamo assieme. Per me è stata davvero una bella esperienza”.
      “Quando ero là andavo a mangiare alla ‘Capannina’ di Panuzzo. Io partivo alle sette da Gioiosa e mi ritiravo alle otto di sera, anche se pioveva o nevicava, a passaggi o col pullmann. Dovevo ancora compiere 17 anni…”.
      Totò ricorda, poi, il momento-chiave della propria carriera calcistica: la sua posizione in campo, il ruolo cui sarebbe stato destinato fino al momento dell’abbandono dei campi di calcio:
      “A Gioiosa giocavo ala destra, ma a Bovalino dopo un paio di mesi Voros mi ha detto: ‘Se tu vuoi giocare a pallone, se vuoi fare qualcosa nel calcio, devi fare il terzino’. Ed io, malvolentieri, ho fatto il terzino! Però ora devo ringraziare Voros perché effettivamente è stato il ruolo che mi ha dato la notorietà a livello calcistico, sicuramente!”.

 



 


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